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Quando Torrio Valdaveto apparteneva ai monaci

All rights reserved to legal owner.Ferriere - Torrio, frazione di Ferriere a 1065 metri sul livello mare, è uno sperduto paese piacentino ai confini con i centri abitati dell'Appennino ligure-emiliano del territorio di Chiavari. Situato a 6 chilometri da Santo Stefano d'Aveto, dista -attraverso il passo del Crociglia e Selva- circa 18 chilometri dal capoluogo Ferriere. La strada, nei mesi invernali, non è sempre transitabile ed allora -dovendo passare per Santo Stefano e il Mercatello- la distanza raddoppia.
La popolazione abituale non supera i 25 abitanti, ma d'estate esplode sino a superare le 300 presenze, costituite da villeggianti piacentini e liguri, con una rilevante rappresentanza di francesi oriundi della zona. Il frequentato paesello vanta un antico e glorioso passato richiamato alla luce, in questi giorni, da un opuscolo edito da don Andrea Fusetti, titolare, da 19 anni, della parrocchia dedicata a San Pietro Apostolo.
Il lavoro editoriale unisce le cognizioni acquisite dal sacerdote, alle ricerche di Giuseppe Barattini, laureato in scienze con indirizzo in geologia, e ad una serie di belle immagini a colori.
Il tutto ha portato a un'interessante pubblicazione, prezioso contributo alla conoscenza della storia della località.
La prima memoria scritta risale alla metà del secolo ottavo quando re Rachis conferma il possedimento al Monastero di Bobbio. Con molta probabilità -si legge nella volumetto- i monaci lo avevano avuto nella seconda metà del secolo VII, quando prendeva consistenza il progetto di evangelizzazione delle popolazioni appenniniche. L'interesse per la località deriverebbe dal fatto che si trovava su una delle strade che dalla Valle del Trebbia conducevano verso la Toscana e, quindi, possibile luogo di sosta per i viandanti dell'Alto Medioevo.
La radice del toponimo sembra collegarsi al piccolo insediamento ligure vicino Pievetta (Santo Stefano d'Aveto) denominato "Torrini". Nella prima metà del secolo VIII, la villa di Torrio è trasformata in "curtis", un'unità fondiaria autogestita, ma che dipendeva dall'abate di Bobbio. Tra l'833 e l'835 con l'Abazziato di Wala (cugino di Carlo Magno), la curtis diventa "cella monastica" dedicata a San Pietro, il cui nome è presente sul frontespizio dell'attuale chiesa. La "cella" era un luogo di culto all'interno di un villaggio agricolo, retta da un piccolo nucleo di monaci. I religiosi versavano al Monastero di Bobbio un terzo dei prodotti ottenuti dall'agricoltura: frumento, fieno, pollame, castagne e vino di mele (sidro). Nell'anno 1014 la popolazione lascia il luogo edificato alcuni secoli prima, sotto il crinale del Monte di Mezzo, verso Ascona, per un vasto poggio solatìo ai piedi della montagna denominata Ciapa Liscia.
All'epoca Bobbio è sede vescovile. Torrio entra a far parte del gruppo di territori destinati alla mensa episcopale. Tra i prodotti che confluiscono ogni anno al vescovo, vi sono il formaggio locale e quaranta coltelli provenienti dalle miniere di ferro di Ferriere. Le notizie giunte dal XIV secolo indicano in zona fuori paese, non identificata, l'esistenza di un ospedale, una specie d'infermeria-ricovero molto in uso sulle vie di comunicazione. All'inizio del XVII secolo la rifondata Villa di Torrio, è interessata da una grossa frana, attiva al punto che "al mattino gli abitanti trovavano l'ombra degli alberi un poco più fitta, sentieri un poco più stretti, qualche trave schiantata, qualche pietra arrotolata". La situazione porta all'inevitabile, lento ma inesorabile, spopolamento.
Tra il 1722 e l'anno successivo, la costruzione di una nuova chiesa nella località detta "La noce dell'acqua" che starà in piedi solo sette anni. Nel 1734, si procede ad una nuova edificazione nella zona denominata "La Casella", sul versante stabile, ma assai ripido, alla destra di Rio Grande. Il tempio, consacrato nel 1738 è ampliato nel 1887 sino ad assumere le attuali dimensioni. La facciata si presenta in pietra scalpellata.
L'interno è in cotto artisticamente decorato. Ai piedi della chiesa prenderà via via corpo, dal secolo XVII ai giorni nostri, la terza villa di Torrio. Del primo insediamento non esiste più traccia. La toponomastica della seconda Villa è tuttora ben visibile, specie nella parte inferiore del villaggio dove, accanto a caseggiati in sasso, diroccati e semi nascosti da alberi e cespugli, resistono al tempo un'edicola con l'effigie della Madonna di Lourdes e alcune case abitate. La parrocchia festeggia solennemente San Pietro (29 giugno), la Madonna dell'Assunta (15 agosto). Altre feste votive in agosto: per San Rocco e, il giorno 24, per la ricorrenza di San Bartolomeo. L'opuscolo edito a proprie spese da don Fusetti, è reperibile oltre che nella chiesa di Torrio, nelle cartolerie di Santo Stefano d'Aveto. Può esser richiesto anche direttamente al sacerdote nella sua residenza di Allegrezze.


12/01/2001 10.22.25

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