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TORRE GANDINI - Svetta la casa-torre
La località Torre Gandini (Nibbiano) è costituita da un agglomerato di case adagiate su un piccolo altipiano lungo la sponda sinistra del Tidone, tra Caminata e Stadera.
La si raggiunge agevolmente dalla provinciale di fondovalle seguendo, appena oltre Nibbiano, la specifica segnaletica e percorrendo un breve tratto di strada che conduce nel Pavese. Da lassù lo sguardo spazia su gran parte della vallata del Tidone, diga del Molato compresa, e ci si trova in perfetta comunicazione visiva con Trebecco - dove sono ancora presenti le rovine di un castello costruito a dominio dell'alto corso del torrente - e con Montemartino, all'imbocco della Val Tidoncello (affluente di destra del Tidone) con il suo castello inglobante una primigenia casa-torre a fare da sentinella alla convalle percorsa, sin dall'antichità, da un'importante arteria stradale che conduce nel Bobbiese.
Una tale posizione strategica non poteva passare inosservata ai nostri progenitori che infatti, nel Medioevo, vi costruirono una massiccia torre dalla cui presenza, unitamente al nome dei suoi probabili proprietari di qualche tempo fa, è scaturita l'attuale toponomastica di Torre Gandini. L'edificio si staglia netto tra le casette del paesello, caratterizzandolo con la sua mole ancora oggi imponente nonostante le strutture murarie risultino alquanto lesionate. Alcune caratteristiche costruttive, come ad esempio l'ingresso al primo piano, la mancanza di finestre ai piani inferiori e la presenza di due sole aperture al secondo piano - oltretutto piccolissime - ci farebbero propendere per una sua classificazione come casa-torre. A questo punto, come abbiamo già fatto tante altre volte, per rendere più facile al lettore l'approccio con l'edificio in esame pensiamo sia buona cosa dare qualche notizia di carattere generale su questa particolare categoria di fortilizi. Prendiamo come sempre le mosse da Aldogreco Bergamaschi il quale in un suo saggio scrive che «le caminate o case-torri sono costituite da fortilizi di carattere difensivo che abbracciano tutti i tempi e latitudini: dall'antica Grecia alla Sardegna nuragica». Le definisce «tipiche costruzioni medioevali di marchio squisitamente feudale».
Potevano sorgere isolate o inserite in un nucleo abitato ed avevano una precisa funzione agricolo - pastorale, militare o promiscua. Dopo aver citato tutta una letteratura storico-artistica sull'argomento, Bergamaschi ne descrive le tipologie. Le caminate destinate quasi esclusivamente all'uso agricolo-pastorale hanno come nucleo primitivo ed essenziale una torre vigilante il territorio circostante che, all'occasione, può far fronte anche a necessità difensive; talvolta, ma non necessariamente, può anche essere recintata. In quelle aventi funzioni spiccatamente militari, alla torre si aggiunge, costantemente, un recinto idoneo a scopi difensivi. Allorché il fortilizio veniva utilizzato anche promiscuamente come abitazione, l'unico locale di ogni piano era diviso da tramezzi in legno.
Queste fortificazioni servivano anche come "torri di segnalazione" tramite fumate convenzionali, bandiere o fuochi notturni accesi sulla loro sommità. L'estremità superiore delle case-torri era costituita dal tetto o da una piattaforma coperta, talvolta provvista di merli. L'accesso era consentito per mezzo di una scala a pioli, che veniva poi ritirata all'interno. Per le sue caratteristiche strutturali la casa-torre era adatta anche a svolgere le funzioni di "mastio" (o "dongione") una volta inglobata in un complesso castrense. L'esperienza da noi maturata studiando alcuni di questi fortilizi della Valnure ci ha consentito di constatare che si presentavano, per esigenze difensive, muniti ai piani inferiori soltanto di feritoie, che l'ingresso era collocato al primo piano (come a Rigolo Scoglio ed a Cianeto) oppure al secondo piano (come ai Ghezzi di Cogno San Bassano ed a Pradello di Bettola) e che le poche finestre si aprivano ai piani più alti (terzo e quarto). La pavimentazione, almeno ai piani più bassi (pianterreno - primo piano) era costituita da grosse beole ed il numero di piani era generalmente di quattro più il piano terreno. La porta d'accesso era poi provvista di un particolare sistema di chiusura di sicurezza consistente in una robusta trave che scorreva nel muro, avente una lunghezza tale da non permetterne l'estrazione (ancora visibile a Rigolo Scoglio). Per quanto riguarda più specificamente il fortilizio di Torre Gandini facciamo subito notare che esso presenta anche caratteristiche peculiari che cercheremo di evidenziare. Costruito su un basamento in pietra a pianta quadrangolare (avente i lati di circa 11 metri per 10) si distingue per lo spessore dei muri (mt. 1,40 circa al piano terreno), le pietre calcaree accuratamente sgrossate (specialmente agli angoli) e per quel che rimane di un sobrio ed elegante portale al primo piano composto da enormi blocchi d'arenaria accuratamente tagliati. Purtroppo questo antico ed artistico accesso è stato in parte distrutto all'incirca alla metà del secolo scorso per collocare al suo posto una vasca contenente l'acqua necessaria a soddisfare i bisogni della stalla che in tempi non troppo lontani era stata ricavata al piano terreno con la realizzazione anche di un ampio ingresso con portone a due battenti. Comunque nella sezione di paramento murario preso in considerazione è ancora possibile la lettura dei piedritti sormontati da quel che rimane dei grossi conci modellati ad arco. E' difficile dire se tale ingresso, collocato più o meno al centro del paramento murario del primo piano, sia quello primigenio anche perché la parete opposta a quella in cui questa apertura si apriva presenta un archetto con rozzi conci radiali costituenti una ghiera posto alla sommità di un'apertura - anch'essa collocata approssimativamente al centro del paramento murario al primo piano - che farebbe pensare ad un'antichissima porta d'accesso, forse rimaneggiata nel tempo. Ma, allo stato attuale, la vera peculiarità di questa casa-torre è costituita dalla presenza, al suo interno, di un altissimo pilastro in pietra, provvisto di scarpa al piano terreno, collocato al centro del vasto locale con funzioni di sostegno del tetto a quattro spioventi e delle grandi travi portanti della pavimentazione di ciascun piano, com'è testimoniato dalle strutture lignee ancora oggi visibili, dalla traccia che rimane di quelle scomparse, nonché dai grossi buchi che un tempo ne ospitavano altre. Singolare la distribuzione di queste grandi travi ad ogni piano: due al primo, tre al secondo con travetti sottostanti a guisa di mensole, quattro al terzo e altrettanti al quarto. Sono inconsuete anche le caratteristiche volumetriche dei vari piani: piuttosto limitati in altezza quello terreno ed il primo (quest'ultimo prendeva aria e luce dalla porta d'ingresso), notevolmente più alto il secondo che è anche l'unico ad essere provvisto di due minuscole finestre e di una grande feritoia a sviluppo verticale con strombatura interna provvista d'archetto, collocata sul lato opposto a quello dell'elegante ingresso, forse a difesa dell'accesso primigenio. Le caratteristiche appena descritte rendevano questo locale più idoneo degli altri ad essere adibito a signorile dimora e, molto probabilmente, era anche provvisto di un camino di cui oggi non sembrerebbe rimanere traccia (il condizionale è d'obbligo vista la scarsa visibilità interna e la mancanza della pavimentazione ai vari livelli). E' anche possibile che gli ampi spazi di ogni piano fossero divisi in più vani da pareti in graticcio o di legno come nella casa-torre di Rigolo Scoglio.
Oggi il paese è abitato per tutto il corso dell'anno soltanto da 12 persone, tra queste i signori Lino Borgonovi di settantanni e il suo coetaneo Pietro Pezzati, entrambi nativi del luogo, i quali ricordano che prima della seconda guerra mondiale il borgo contava un centinaio di abitanti le cui attività erano legate all'allevamento del bestiame e all'agricoltura - in particolare alla produzione di vino, assai pregiato - . Per la scuola si andava a Caminata che sorge a breve distanza. I nostri interlocutori ci fanno poi sapere che fino agli anni Sessanta il fortilizio era adibito a stalla e fienile. Inoltre, a dimostrazione dell'importanza strategica che Torre Gandini ha rivestito nel corso dei secoli, il signor Pietro ricorda che verso la fine della seconda guerra mondiale quando i soldati tedeschi lasciarono Genova per la grande ritirata percorsero un sentiero che dalla Liguria, passando per Trebecco, saliva a Torre Gandini e proseguiva in direzione di Milano. A questo proposito pensiamo valga la pena di ricordare anche quanto ha scritto Aldogreco Bergamaschi in un altro suo saggio riguardante il borgo di Caminata, e cioè che «dallo spartiacque delle colline a nord di Caminata, attraverso Torre Gandini, scende la più vetusta e, forse, primitiva strada che collegava il paese con l'antica via di comunicazione la quale, per Pieve Stadera, Zavattarello, Oramala si dirigeva a "Libarna" (Serravalle)». [Segnala questa pagina]
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